Monthly archive - febbraio 2013

Big Blu, Fiera di Roma 2013

Si sta tenendo in questi giorni (20 / 24 febbraio) l’expo-nautica di Roma che oltre alle imbarcazioni ospita i settori degli sports acquatici e della pesca, nonché una rappresentanza militare e delle forze dell’ordine che illustrano l’attività svolta con propri mezzi navali di intervento e soccorso subacqueo. La manifestazione appare da subito sottotono per la mancanza della maggior parte dei prestigiosi cantieri navali che in considerazione della grave crisi del settore tendono ad eliminare i costi ritenuti non strategici ed a scarso ritorno economico.  Vale la pena ricordare l’importanza della cantieristica italiana, da sempre leader nel mondo nella produzione di yachts e superyachts (oltre 24 metri); contieristica che negli ultimi anni, non supportata dal sistema Italia, ha conosciuto non solo una grave crisi con perdita occupazionale e di esperienze ma ha anche perso importanti aziende passate in mani estere, con grave danno per l’immagine del made in Italy e dell’export.

 

 

 

 

 

 

Stato, Imprese, famiglie. 2013 a rischio default.

Libertà è partecipazione, cantava un grande della musica italiana. In questi decenni abbiamo assistito allo sgretolarsi dello Stato, alla crescita ed organizzazione delle mafie che da forte collocazione/radicamento su un determinato territorio hanno assunto una dimensione transnazionale, pur continuando a mantenere il centro decisionale nella propria comunità locale. Abbiamo visto complotti, stragi di Stato, abbiamo toccato la corruzione di Stato infiltrata fino ai gangli più profondi e vitali delle istituzioni. Il caso Ustica è emblematico di “pezzi” dello Stato che si contrappongono tra verità, depistaggi e falsità. Abbiamo visto e continuiamo a vedere l’illegalità di Stato: dal G8 di Genova – indecente pagina sulla violazione dei diritti civili ed umani in Italia – alle carceri italiane, moderni lager, sino alla quotidiana violenza di Stato – ingiustizia – malagiustizia che va da Federico Aldovrandi ad Aldo Bianzino, da Giuseppe Uva a Stefano Cucchi. Vivere la libertà in Italia è diventato esercizio difficile e pericoloso. Siamo inondati da un eccesso di regole che per la loro complessità non regolano più la società e che la magistratura neppure riesce più a governare. L’ordinario prescriversi dei reati, la montagna di processi in attesa ed i rinvii di udienze civili al 2017/2018 sono la prova del fallimento del sistema. In questo contesto alla deriva, si inseriscono le imprese e gli imprenditori, spesso spregiudicati, che piegano le regole ai propri fini illeciti o, spesso, semplicemente le ignorano; imprese e imprenditori che trasferendo nei paesi offshore illeciti guadagni li sottraggono al Paese ed alle famiglie, impoverendo il tessuto sociale. Imprese che hanno smesso di avere una funzione redistributiva della ricchezza perché è giusto fare profitti, rispettando le regole; ma se poi questi profitti da un lato si fanno scomparire e dall’altro si concentrano nei vertici e nei quadri dirigenti in modo sproporzionato e fuori da ogni logica (es. nelle società, anche quotate, in forte perdita) e dall’altra parte si arriva a tagliare o non pagare gli stipendi dei dipendenti/operai e fornitori di beni e servizi, questo è profondamente immorale ed illecito. Perché alla fine, è la parte più debole a pagare il conto: le famiglie, gli anziani, i giovani che non trovano lavoro, che non hanno le risorse per l’università e non vedono futuro in Italia. La Società dovrebbe essere l’espressione del detto che l’unione fa la forza; nessun uomo dovrebbe rimane indietro. Se non si invertirà il senso di marcia saranno gli eventi a travolgere la tenuta del Paese Italia.