La vita quotidiana in Palestina

La vita quotidiana in Palestina

La questione Palestinese riprone oggi con forza la sofferenza di un popolo. Per la forza e la potenza che Israele riveste sul panorama internazionale, tutti gli Stati hanno da sempre mantenuto un profilo basso, pur sussistendo un grave problema di violazione di diritti umani. E’ il conflitto che ancora oggi sussiste tra la teoria dei diritti umani e l’applicazione pratica (a volte carente, altre, assente) delle leggi internazionali; conflitto tra teoria e pratica dei diritti che opera la differenza tra l’affermazione e la negazione della dignità e della vita umana. E’ con piacere che riceviamo e pubblichiamo il testo di una lettera scritta da chi vive, ancora in queste ore, il dramma della Palestina. (Nostra traduzione dall’inglese).

Un mio amico mi ha chiesto di descrivere la mia vita come palestinese che vive nel territorio occupato. Il solo pensiero mi fa venire le lacrime agli occhi. Occupato dal giugno 1967 da Israele, io sono nata sotto l’occupazione e sto ancora vivendo sotto l’occupazione. E’ così difficile credere che nel 21° secolo, l’occupazione esista ancora.
Che cosa significa occupazione? In poche parole, siamo costretti a vivere sotto la legge militare. Le nostre terre, fattorie, alberi di ulivi, ecc, vengono confiscati a volontà dai militari israeliani con il pretesto della “sicurezza dello Stato”. Tutto può diventare contro la legge in un batter d’occhio! Cose di base, come perforazioni per fare pozzi di acqua. La fornitura d’acqua è limitata e non possiamo neanche perforare per l’acqua.
Siamo molestati dai colonizzatori ogni giorno. I colonizzatore israeliani sono venuti per occupare la nostra terra. Loro non ci permettono di raccogliere ciò che abbiamo coltivato nei campi. I nostri alberi di ulivi secolari vengono bruciati o sradicati per mandarci via dalla nostra terra e dal nostro luogo di nascita. Le nostre case vengono date alle fiamme e gli autori dei reati non vengono mai fermati dal governo israeliano; loro dicono sempre che non riescono a trovare i colpevoli. Solo pochi mesi fa, i colonizzatore sono venuti nella nostra città e hanno bruciato 12 auto, tra cui la mia.
Gli uomini e le donne palestinesi vengono imprigionate a tempo indefinito, senza mai avere un processo sotto “le regole di detenzione “, che può essere prolungata più e più volte per anni. Sarà difficile trovare un uomo di età inferiore ai 50 anni che non sia mai stato imprigionato per qualche motivo.
Viaggiamo lunghe distanze per raggiungere il villaggio o le città confinanti perché non viene permesso di attraversare o guidare sulle strade destinati soltanto per “uso degli israeliani”. La discriminazione fa parte della nostra vita quotidiana; come l’umiliazione ai punti di controllo: aspettiamo per ore sotto il sole bollente, mentre i soldati gustano una bevanda rinfrescante e tutto per nessun motivo. Se abbiamo bisogno di viaggiare al di fuori della Palestina per cure mediche, o anche all’interno della Palestina, i permessi vengono negati a noi per “motivi di sicurezza”. Che perfetta copertura! I cittadini ricevono borse di studio per studiare all’estero ma vengono negati i permessi di viaggiare o viene detto che se andiamo, non possiamo tornare. Questo è solo un frammento di ciò che è la realtà in Palestina. Posso raccontare senza sosta, ma chiunque può verificare da solo le condizioni di miseria ed umiliazione in cui vivono costretti i palestinesi.




Comments are closed.