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annino

Criminalità giovanile e campi rieducativi.

Il 43% dei crimini violenti commessi in Germania è da attribuirsi a soggetti con meno di 21 anni; di questi, il 50% è straniero. Preso atto dell’incremento della delinquenza giovanile e della malavita immigrata, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha prospettato la possibilità di introdurre l’”arresto a titolo di avvertimento” unitamente alla nascita di “campi di rieducazione” per i soggetti più giovani. Anni addietro, in Italia fu invece posto il problema-necessità di abbassare l’età del soggetto imputabile; dibattito povero e senza scelte conseguenti. Basti pensare alle commissioni di riforma del codice penale che si susseguono “sfornando” migliaia di pagine puntualmente archiviate tra la documentazione degli atti parlamentari. In Italia, all’incremento della criminalità si è invece risposto con l’indulto: leggasi celle aperte per circa 26.000 detenuti. avv.annino@libero.it

Ru486 entro aprile 2008 anche in Italia.

Nel mezzo del riacceso dibattito sulla Legge 194/98 (alla quale dedicheremo a breve un articolo), si apprende che la casa farmaceutica francese Exelgyn ha formalizzato innanzi all’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) la richiesta di autorizzazione alla vendita in Italia della pillola abortiva cd. Ru486 (efficace sino alla ottava settimana di gestazione). Il decreto di autorizzazione, che dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, sembra un atto dovuto, essendo il farmaco già autorizzato ed utilizzato nella maggior parte dei Paesi europei.

Foto di famiglia “allargata”. Paese Italia.

Dalle criticità che rileviamo dalla nostra “visuale” del Paese, possiamo ripartire per costruire un Italia diversa, come la vorremmo, a dimensione di famiglia in uno Stato sociale di diritto. Quello che fotografiamo è un Paese immerso in uno stato di illegalità diffuso ed anche evidente; cioè una illegalità che non è nascosta nelle pieghe della clandestinità bensì che si manifesta in modo chiaro, provocatorio, arrogante. Dall’altro lato, uno Stato-istituzione che sembra indifferente al problema e che lascia in agonia il settore giustizia nel momento in cui, all’aumentare dei costi dell’amministrazione della giustizia, continua a tagliare i fondi mettendo le Procure – presidi di garanzia del rispetto della legalità – in gravissime difficoltà. Se non si capisce la necessità e l’urgenza di investire nella giustizia, è inevitabile il fallimento dello Stato che ogni giorno perde in competitività. Uno degli elementi costitutivi di uno Stato è il territorio; ma sappiamo bene che parte del territorio è da decenni e, in taluni casi da sempre, fuori del controllo dello Stato e gestito direttamente dalla mafia, dalla camorra, dalla n’drangheta o da altre realtà criminali di tipo associativo comunque localmente denominate. E questo permette il problema rifiuti in Campania, l’odissea della Reggio Calabria-Salerno, il dramma della mancanza di acqua in moltissime case della Sicilia. Per mortivi di ricerca, ci è capitato di sfogliare i resoconti dei lavori parlamentari delle sedute della Camera dei Deputati del mese di aprile 1990 ed abbiamo ritrovato molte pagine sul problema dei rifiuti in Campania. Cosa è stato fatto in questi 17 anni? La risposta la fornisce la Corte dei Conti (che parla degli ultimi 14 anni di emergenza rifiuti): circa 855 milioni di euro finiti in fumo, cioè dispersi tra amministratori locali, commissari e camorra (per una ricostruzione particolareggiata del problema rifiuti in Campania si veda il bellissimo libro di Saviano “Gomorra”). Ma il problema della illegalità è ancora più grave nel momento in cui le stesse istituzioni violano la legge in modo evidente e da decenni; si pensi alla cattiva prassi dei vari Governi che si succedono di ricorrere abbondantemente ai decreti legge che secondo l’art. 77 della Costituzione sono autorizzati solo “in casi straordinari di necessità e d’urgenza”; ancora peggiore, la prassi della reiterazione dei decreti legge non convertiti (quale sostanzialmente è l’ultimo d.l. sulle espulsioni varato dal Governo il 28.12.2007 dopo la mancata conversione del precedente sulla quale emotività, antigiuridicità ed inutilità ci eravamo già espressi nell’articolo precedente del 2 novembre 2007); ed ancora il continuo ricorso dell’attuale precario Governo al voto di fiducia. Vi è poi il problema del calo demografico che tanto inciderà sugli equilibri economici da rendere impossibile la gestione futura del sistema pensionistico. Ed ancora il problema gravissimo dell’immigrazione in alcun modo programmata e/o gestita, soprattutto alla luce degli ultimi allargamenti della Comunità europea. L’impressione conclusiva è allora quella di un Paese completamente allo sbando con una organizzazione istituzionale improvvisa; va bene finché va bene. Del cambiamento radicale e necessario non vi è nulla, neppure un accenno. E pertanto, non è dato comprendere l’origine dell’ottimismo al quale vorrebbe fare riferimento il Presidente della Repubblica, soprattutto potendo e dovendo, dall’alto del “Colle” vedere anche cose che i cittadini non vedono. avv.annino@libero.it