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annino

I processi penali per c.d. malasanità: il dramma della prescrizione.

Tutti i giorni leggiamo di casi, più o meno gravi, di malasanità. Da questi fatti partono poi processi penali per lesioni colpose o per omicidio colposo. La responsabilità penale di un medico, di un chirurgo o di un infermiere è sempre da provare, al di là dei luoghi comuni, con rigore scientifico. E’, tuttavia, altrettanto meritevole il diritto dei pazienti o dei familiari di conoscere la verità dei fatti e le eventuali responsabilità ed altresì di conoscere la verità in tempi ragionevoli. E su questo punto, iniziano le note dolenti che continuano (giustamente) a portare l’Italia ad accumulare condanne in sede europea. Infatti, una significativa percentuale di questi processi si conclude con la prescrizione. E, come abbiamo più volte sostenuto, il problema non è allungare i tempi della prescrizione (che rappresenta un fatto di civiltà giuridica) ma dare al processo tempi certi. Vediamo in sintesi i motivi che dilatano, spesso irragionevolmente, questi processi. In primo luogo, i tempi delle indagini preliminari che dovrebbero essere contenuti in 6 mesi dal fatto di reato, salvo proroghe ove assolutamente necessarie per la complessità del fatto/numero degli indagati. I primi problemi nascono già in questa fase, con gli uffici della Procura sovraccarichi e con gravi difficoltà a lavorare i procedimenti, chiudere le indagini ed inviare i procedimenti a dibattimento. Quella fase che doveva chiudersi in 6 mesi/1 anno finisce spesso per rimanere ferma per diversi anni.
Chiuse le indagini preliminari, la Procura invia il “decreto di citazione a giudizio” per la fase processuale ed il dibattimento. Anche qui, per l’eccessivo numero di fascicoli, la prima udienza può proiettarsi in avanti anche di un anno. Giunti alla prima udienza, può sempre capitare un ulteriore rinvio per difetti di notifica, sciopero dei magistrati onorari o per legittimo impedimento, o altro. Una volta aperto il dibattimento, sorge il problema dei testi, della Procura prima e poi delle altre parti. Molto spesso, infatti, i testi del pubblico ministero sono assenti: gli operanti (carabinieri, polizia, gdf, asl, ecc.) per motivi di servizio – essendo impegnati in altra attività – o trasferte, permessi/ferie, o malattia; i consulenti tecnici (es. medico legale che ha eseguito l’autopsia) perché impegnati nella loro attività professionale o altre cause. E poi, durante il processo, queste problematiche possono presentarsi anche più volte. Può anche capitare l’assenza del giudice per aggiornamento professionale, ferie o malattia, se non per trasferimento ad altra sede, nel qual caso – se non c’è consenso dei difensori – il processo regredisce nella sua fase iniziale, dovendosi riesaminare tutti i testi innanzi al nuovo giudice. Senza considerare che ogni rinvio porta via (in media) da 6 mesi ad un anno, a seconda del carico di lavoro del giudice. Può ancora capitare che la sede del tribunale ed il giudice del processo siano impegnati nel controllo dei risultati elettorali in caso di votazioni, con rinvio d’ufficio delle udienze. In ogni caso, concluso il processo di primo grado, in caso di sentenza di condanna, gli imputati possono presentare appello, dove, anche in questa sede, la prima udienza sarà fissata in tempi medio-lunghi. In caso di ulteriore condanna, si potrà ancora fare ricorso in Cassazione. Nell’insieme, un processo che non procede come dovrebbe, un percorso con mille possibili ostacoli e rinvii, con molte incertezze e che con buona probabilità finirà per maturare una prescrizione che per la parte civile equivale ad una ipotesi di denegata giustizia perché non giungerà all’accertamento definitivo della verità e delle responsabilità penali. Ad oggi, nessuna riforma/intervento ha messo mano a queste problematiche e, probabilmente, neppure c’è l’interesse a farlo, considerate la qualità dei soggetti coinvolti e lo stato della sanità pubblica.

Avv. Gianfranco Annino – avv.annino@libero.it

Marzo 2015. L’Italia delle parole e dei proclami.

Il 2015 conferma una situazione di estrema difficoltà per il Paese. Quello che è stato seminato nei decenni passati, stiamo raccogliendo. La mancanza di visione e di una politica industriale di lungo raggio hanno compromesso la crescita dell’Italia ed accentuato il divario con altre realtà europee. Tuttavia, ancora oggi, nonostante i proclami, le sbandierate riforme e le manifestazioni di ottimismo, a noi pare che neppure sussista alcun cenno di cambiamento: dalla “pesantezza” della pubblica amministrazione, alla sanità, dalla giustizia alla criminalità dilagante che rende insicure le nostre città, le periferie ed anche i piccoli paesi; dalla corruzione trasversale alla società, all’impossibilità di fare impresa, trovandosi tra i “nemici” sia lo Stato che la criminalità nelle sue diverse intensità, dalla organizzata a quella bagatellare di strada; e poi l’impossibilità di essere competitivi sul mercato mondiale per gli alti costi in generale. Ancora, la questione dei rapporti commerciali gravati da sistematiche scorrettezze, tra le imprese stesse e nei rapporti con i consumatori, vessati da pratiche, quanto meno, sleali, se non a rilevanza penale. E sullo sfondo, il dramma del lavoro che è divenuto una questione sociale; da un lato, con la graduale e progressiva perdita di garanzie, dall’altro con la necessità per le giovani generazioni di cercare un futuro all’estero. In realtà, non si è mai riusciti ad attuare i principi della Carta Costituzionale, le cui norme, per decenni ritenute programmatiche (ovvero, solo linee di tendenza) oggi si vogliono cancellare o modificare, o forse, sacrificare in nome di altri incomprensibili interessi. La nostra fotografia è quella di una Italia in grave difficoltà ed in cerca di un cambiamento che ancora non riesce a trovare. Un Italia fatta di individui che cercano di scampare con la propria piccola barca a remi tra le onde tempestose di questo tempo.

avv.annino@avvocatoannino.it

Addio 2014. Pausa di fine anno.

Un altro anno ci lascia e lascia il segno. Molti sono i contrasti a livello internazionale e molte le questioni irrisolte che rischiano di peggiorare nel corso del 2015. Dalla questione siriana, tutt’altro che risolta, ai focolai mai spenti dell’Iraq, dell’Afghanistan, del Pakistan; l’annosa questione israelo-palestinese, i rapporti di tensione Usa-Russia, la questione ucraina, i tanti focolai di guerriglia locale e violenza in molti paese africani; la questione ebola, tutt’altro che sotto controllo; ancora, la crisi economica internazionale, la grave situazione della Grecia, le difficoltà e l’incapacità dell’Europa di reagire a sentimenti anti-UE che stanno crescendo e mettendo radici, a volte, con manifestazioni violente. In questo contesto, la situazione domestica; un’Italia alle prese con una radicale crisi di identità, con una classe politica sempre “sballottata” da procedimenti giudiziari, sempre debole, poco credibile e poco incisiva. Un’Italia in piena recessione economica, attraversata da forti tensioni sociali, prevalentemente rivenienti dal mondo del lavoro. Un’Italia attraversata da corruzione e malaffare, incapace di smarcarsi da queste dinamiche perverse che anzi si sono radicate negli ultimi cinquant’anni; con un processo penale pieno di incertezze e disfunzioni, incapace di dare adeguate risposte in termini di certezza del diritto e della pena.          Il 2014 ha segnato per l’Italia l’accentuarsi della crisi economica che passa attraverso l’indebolirsi delle imprese ed il loro maggiore indebitamento che ha finito per condurne molte alla liquidazione o al fallimento. Tuttavia, nei momenti di maggiore crisi si manifestano anche i più importanti cambiamenti e le più interessanti opportunità di investimento. Lo Studio Legale Annino, ad esempio, ha da tempo segnalato le opportunità di investimento in Iran, orientando e sostenendo le aziende interessate (www.exportiran.it).
E’ stato un anno faticoso ma proseguiamo secondo l’idea delle nostre origini: uno studio legale è e deve essere innanzitutto un presidio di legalità, un centro di consulenza qualificata capace di capire e di dare le risposte giuste nell’interesse migliore del cliente. Ci siamo riusciti? facciamo del nostro meglio.
Un ringraziamento speciale per quanti – persone fisiche e società – hanno creduto in noi affidandoci una parte importante della propria vita o dei propri affari.
Adesso, è arrivato il tempo di una pausa, per poi riprendere con nuovo vigore nel 2015. A tutti, proprio tutti, i migliori auguri per delle serene e felici festività. Possa Dio guidarci in ogni passo, presente e futuro; possa Dio benedire le nostre vite, quelle dei nostri cari ed il nostro Paese.
Lo Studio Legale Annino chiude per la pausa di fine anno. Riprenderemo lunedì 12 gennaio 2015.

Avv. Gianfranco ANNINO  -  avv.annino@avvocatoannino.it

Reg. UE 267/2012. IRAN verso la scadenza del 24 novembre.

L’IRAN acquista peso sullo scenario mondiale ed avrà un ruolo strategico nelle questioni future dell’area del Medio Oriente. Peraltro, il Paese, dal punto di vista informatico, è tra le prime realtà nel mondo, le infrastrutture sono presenti ed in piena espansione ed Governo Rouhani è più che favorevole all’ingresso nel mercato di know-how ed investimenti stranieri. In queste ore, una frenetica attività internazionale e diplomatica sta valutando le decisioni da assumere in vista della importante scadenza del 24 novembre, in riferimento al Reg. UE 267/2012 e per quanto concerne le transazioni economiche EU/IRAN, i beni dual use ed i soggetti listati ex art. 23. Intanto, si fanno sentire le pressioni delle lobby americane ed europee che chiedono maggiore libertà nel fare affari con l’Iran. Ottimi i rapporti Italia-Iran che si attestano tra i migliori a livello europeo. Certamente, un momento storico di transizione. Per maggiori info sulle possibilità di esportare il Made in Italy verso l’Iran, www.exportiran.it .

Operare in Italia

Fare affari e muoversi nella jungla italiana è obiettivamente difficile. E’ difficile per gli operatori italiani, figuriamoci per un operatore straniero. Vediamo quali sono le criticità del sistema Italia. Qualunque sia il business che si vuole sviluppare in Italia è imprescindibile un team di professionisti italiani, a cominciare da un qualificato studio legale. La prima criticità italiana è l’eccessivo numero di leggi, a volte, in parte in contrasto tra loro, come una matassa aggrovigliata. Bisognerà, quindi, capire innanzitutto, quali leggi si applicheranno alle nostre necessità; senza dimenticare la legislazione europea che anche molti professionisti e giudici italiani conoscono poco.
La seconda criticità è la burocrazia italiana, con la sua lentezza e con la capacità di complicare anche le cose semplici. La terza criticità è la giustizia italiana con gravi inefficienze e tempi lunghi, incapace di dare risposte di giustizia nel breve periodo; si pensi, alle difficoltà per le aziende di recuperare i propri crediti rispetto a debitori in mala fede che speculano su questa realtà. Criticità che impone la necessità di muoversi con estrema prudenza cercando in ogni modo possibile di prevenire qualsiasi controversia che richieda un ricorso ai tribunali (odierno esempio, il caso Ethiad nel tentativo di partnership con Alitalia). Quarta criticità è la criminalità cioè la possibile aggressione al patrimonio sociale che può venire sia dalla criminalità comune o organizzata, soprattutto in alcune regioni dell’Italia, sia da uomini della pubblica amministrazione corrotti che avanzino illecite richieste di denaro o altri benefici.
Certamente, l’Italia è un Paese unico e straordinario sotto tantissimi punti di vista: tuttavia, da “gustare” con le dovute cautele. Uno Studio Legale italiano – con esperienza e conoscenza del sistema Italia – rappresenta il giusto strumento per “essere accompagnati” con una assistenza qualificata verso il successo del proprio progetto economico, evitando insidie con notevoli perdite di denaro e tempo.

Lo Studio Legale Annino chiude per la pausa estiva dall’11 agosto. Riprenderemo lunedì 25 agosto. Buon riposo e buone vacanze a tutti. “Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù ringraziando Dio Padre per mezzo di Lui” (Epistola di Paolo ai Colossesi, cap. 3, verso17).

 

Conflittualità, ingiustizia e diritti umani. Riflessioni estive maturate tra i corridoi delle aule.

Nel Vecchio Testamento, nel Libro dei Giudici leggiamo: “In quel tempo non v’era alcun re in Israele; ciascuno faceva ciò che gli pareva meglio” (cap. 21, verso 25). Il testo biblico descrive la condizione del popolo che non praticava la giustizia ma agiva in base al tornaconto personale, egoistico. Niente di nuovo sotto il sole, nulla è cambiato. Non si vuole essere giudicati o corretti da nessuno, non si riconosce una verità assoluta che abbia autorità sulla coscienza e diriga la condotta. Si pretende di essere liberi da tutto, persino dai valori morali più nitidi. L’Italia sta vivendo certamente un momento drammatico sotto tanti punti di vista, con livelli di conflittualità interna molto alta. Per quello che può essere la riflessione di questo momento, ci interessa il settore giustizia e la sua attuale estrema debolezza; con punte che evidenziano anche problemi di tenuta dei diritti umani e con l’incapacità sistematica di gestire queste dinamiche; l’incapacità di dare risposte di giustizia. Si pensi alla gestione della immigrazione, alla condizione dei detenuti, ai costi ed alle lungaggini dei processi, alle inefficienze ed ingiustizie quotidiane del processo penale, all’esercizio del potere, anche giudiziario (meglio, ordine), con forti dosi di arbitrio fuori da ogni legalità (si vedano i casi del G8 di Genova e Shalabayeva, dove di recente la Cassazione ha statuito la illegittimità dell’espulsione e la irritualità delle modalità operative). Con un processo penale che più volte ho definito più pericoloso per il cittadino onesto che per il delinquente incallito o dal colletto bianco. E ancora fonte di disparità di trattamento tra chi ha abbondanti risorse economiche per assoldare il principe del foro e chi invece deve accontentarsi del difensore d’ufficio o del gratuito patrocinio. Un processo penale che ancora gira come la grande giostra del dolore e che nell’esecuzione della pena non è in grado di rieducare nessuno, anzi… Questi sono i temi sui quali bisognerebbe confrontarsi e, soprattutto, sui quali operare in concreto. Temi non da poco e che spesso fanno la differenza tra la vita e la morte, tra la vita dignitosa e la sofferenza, tra la giustizia e l’ingiustizia delle vittime o dei loro familiari.

La vita quotidiana in Palestina

La questione Palestinese riprone oggi con forza la sofferenza di un popolo. Per la forza e la potenza che Israele riveste sul panorama internazionale, tutti gli Stati hanno da sempre mantenuto un profilo basso, pur sussistendo un grave problema di violazione di diritti umani. E’ il conflitto che ancora oggi sussiste tra la teoria dei diritti umani e l’applicazione pratica (a volte carente, altre, assente) delle leggi internazionali; conflitto tra teoria e pratica dei diritti che opera la differenza tra l’affermazione e la negazione della dignità e della vita umana. E’ con piacere che riceviamo e pubblichiamo il testo di una lettera scritta da chi vive, ancora in queste ore, il dramma della Palestina. (Nostra traduzione dall’inglese).

Un mio amico mi ha chiesto di descrivere la mia vita come palestinese che vive nel territorio occupato. Il solo pensiero mi fa venire le lacrime agli occhi. Occupato dal giugno 1967 da Israele, io sono nata sotto l’occupazione e sto ancora vivendo sotto l’occupazione. E’ così difficile credere che nel 21° secolo, l’occupazione esista ancora.
Che cosa significa occupazione? In poche parole, siamo costretti a vivere sotto la legge militare. Le nostre terre, fattorie, alberi di ulivi, ecc, vengono confiscati a volontà dai militari israeliani con il pretesto della “sicurezza dello Stato”. Tutto può diventare contro la legge in un batter d’occhio! Cose di base, come perforazioni per fare pozzi di acqua. La fornitura d’acqua è limitata e non possiamo neanche perforare per l’acqua.
Siamo molestati dai colonizzatori ogni giorno. I colonizzatore israeliani sono venuti per occupare la nostra terra. Loro non ci permettono di raccogliere ciò che abbiamo coltivato nei campi. I nostri alberi di ulivi secolari vengono bruciati o sradicati per mandarci via dalla nostra terra e dal nostro luogo di nascita. Le nostre case vengono date alle fiamme e gli autori dei reati non vengono mai fermati dal governo israeliano; loro dicono sempre che non riescono a trovare i colpevoli. Solo pochi mesi fa, i colonizzatore sono venuti nella nostra città e hanno bruciato 12 auto, tra cui la mia.
Gli uomini e le donne palestinesi vengono imprigionate a tempo indefinito, senza mai avere un processo sotto “le regole di detenzione “, che può essere prolungata più e più volte per anni. Sarà difficile trovare un uomo di età inferiore ai 50 anni che non sia mai stato imprigionato per qualche motivo.
Viaggiamo lunghe distanze per raggiungere il villaggio o le città confinanti perché non viene permesso di attraversare o guidare sulle strade destinati soltanto per “uso degli israeliani”. La discriminazione fa parte della nostra vita quotidiana; come l’umiliazione ai punti di controllo: aspettiamo per ore sotto il sole bollente, mentre i soldati gustano una bevanda rinfrescante e tutto per nessun motivo. Se abbiamo bisogno di viaggiare al di fuori della Palestina per cure mediche, o anche all’interno della Palestina, i permessi vengono negati a noi per “motivi di sicurezza”. Che perfetta copertura! I cittadini ricevono borse di studio per studiare all’estero ma vengono negati i permessi di viaggiare o viene detto che se andiamo, non possiamo tornare. Questo è solo un frammento di ciò che è la realtà in Palestina. Posso raccontare senza sosta, ma chiunque può verificare da solo le condizioni di miseria ed umiliazione in cui vivono costretti i palestinesi.

CASH&CARRY – “Paga e porta via”

L’attuale contesto di grave crisi economica dell’Italia e le esperienze negative degli operatori economici hanno negli ultimi anni modificato il mondo delle relazioni commerciali. Il commercio, richiede da sempre, affidabilità, certezze e tempi brevi. L’Italia non offre nulla di tutto questo. Il contesto fortemente negativo è rappresentato da: gravi inefficienze del sistema e della burocrazia; incapacità del sistema giustizia (civile e penale) di dare risposte nel breve-medio periodo; forti asimmetrie informative e carenza di leale concorrenza; radicata e diffusa corruzione in tutti i settori della pubblica amministrazione; stretta/chiusura del sistema bancario nel fornire credito alle aziende/famiglie; criminalità semplice ed organizzata. In questo quadro, tutti gli operatori – dalle piccole imprese familiari, ai professionisti, alle grandi aziende – più o meno in condizione di sofferenza economica – sono pervasi dalla reciproca sfiducia. Lo Stato per primo è un cattivo pagatore e poi i privati. Contesto nel quale si è diffusa la filosofia del cash&carry, nel senso che molte imprese e professionisti (riteniamo ormai la stragrande maggioranza) erogano beni e servizi soltanto previo pagamento. Con la conseguenza, dell’impossibilità di molte aziende di rifornirsi di materie prime e con il conseguente fermo della produzione e cessazione dell’attività. Basti vedere le aziende che ogni giorno chiudono o falliscono e quelle comunque inattive. E tanto, con un notevole costo in termini di posti di lavoro, perdita di conoscenze e perdita di potere d’acquisto. Dal punto di vista dell’analisi economica, quali saranno gli scenari di queste dinamiche nel breve e medio periodo? Porteranno alla creazione di un tessuto economico più forte? mantenendo in vita i soggetti più capaci? o porteranno al collasso del sistema? Ed in ogni caso, quali saranno i costi sociali?

L’Atlante della Complessità Economica

Ricercatori delle università americane di Harvard e del MIT ( Hidalgo & Hausmann ) hanno concluso uno studio sulla complessità economica nel 2009, sviluppando “ L’Atlante della complessità economica “. Lo studio analizza il commercio estero di 128 paesi e imposta una classifica di crescita economica che si basa sul cosiddetto Economic Complexity Index (ECI – Indici per la Complessità Economica ). La base per l’analisi è la quantità e la complessità delle merci esportate e la frequenza delle esportazioni. L’economia è un sistema adattivo e complesso e quindi, secondo la ricerca, non esaustivamente rappresentata dalla semplicistica valutazione del Prodotto Interno Lordo (PIL). Hidalgo e Hausmann propongono il concetto di ECI, non solo come misura descrittiva di un’economia, ma anche come strumento di previsione per orientare le scelte verso la crescita economica. Secondo i complessi modelli statistici, l’ ECI è un predittore più accurato di crescita del PIL pro capite rispetto alle misure tradizionali e può costituire strumento strategico di governo del Paese e di costruzione della competitività. Le reti di industrie, il reciproco utilizzo e lo sviluppo dei propri prodotti, oltre ad aumentare la loro complessità, possono contribuire in modo sostanziale al benessere sociale di un paese. Lo studio dovrebbe sollevare serie preoccupazioni per l’Italia, atteso che anche la Repubblica Ceca, la Slovenia, l’Ungheria e la Repubblica Slovacca sono risultate migliori nella classifica.

Il Parere pro veritate

Parere pro veritate

Lo Studio Legale Annino offre consulenza alle società anche tramite la redazione di pareri pro veritate.
Il parere pro veritate è un parere con il quale il legale, esaminata la questione, indica al cliente gli scenari e le soluzioni giuridiche per la risoluzione della fattispecie, sia in senso favorevole che in senso sfavorevole alla richiesta del cliente. Il parere è pro veritate, infatti, in quanto sia redatto non nell’interesse del cliente, ma nell’interesse della verità. Il parere pro veritate, quindi, è tale solo se non è di parte.
La redazione del parere pro veritate implica la necessità di svolgere approfondimenti giuridici, di dottrina e di giurisprudenza. Ogni questione, fattispecie o controversia deve essere infatti analizzata e risolta seguendo certamente la tesi più favorevole al cliente per raggiungere l’obiettivo prefissato, ma anche tenendo in considerazione la tesi contraria, al fine di conoscere a priori le conseguenze della tesi prescelta. Di conseguenza, il parere pro veritate consente, a monte, una conoscenza approfondita strumentale alle scelte da prendere; altresì, è idoneo a limitare al minimo il rischio di controversie giudiziarie pregiudizievoli agli affari del cliente.

Avv. Gianfranco Annino  -  avv.annino@avvocatoannino.it